Bruno Munari fa un parallelo tra gli oggetti progettati dal designer e gli oggetti prodotti in natura:
l’arancia risulta un’oggetto costituito da più spicchi raccolti da un imballaggio ben
caratterizzato sia come materia che come colore: una scorza dura esterna e
una imbottitura morbida interna. L’imballaggio, come si usa oggi, non è da ritornare al fabbricante
ma si può gettare. Ogni spicchio ha la forma giusta per estrarne facilmente il succo quando
è in bocca. Di solito gli spicchi contengono anche un piccolo seme: un piccolo omaggio che la
produzione offre al consumatore nel caso che questi volesse mettersi a produrne.
Nessuno o, ben pochi, lo faranno, ma questo crea un rapporto di fiducia reciproca
tra consumatore e produttore. L’arancia quindi è un oggetto quasi perfetto dove si riscontra
l’assoluta coerenza tra forma, funzione, consumo.
Persino il colore è esatto, in blu sarebbe assolutamente sbagliato.
|